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Dalla prefazione di Claudio Cecchetto:
Ai posti di comando arrivavano i trentenni, facce nuove che occupavano i vertici nelle radio, nelle televisioni, nelle agenzie di pubblicità, nella moda (nella politica no perchè di quella, allora, non fragava niente a nessuno). E l'Italia, guidata finalmente dai giovani si toglieva l'abito grigio per indossarne uno più colorato, più internazionale, magari scimmiottando un po' gli inglesi e americani, ma sicuramente adottando un proprio e ben definito stile. L'Italia cambiava, e lo faceva divertendosi
La cronaca, i fatti, le mode degli anni Ottanta. Un decennio complesso, per l'Italia, difficile e indecifrabile, vissuto dalla prima generazione post-ideologica; dove la leggerezza si contrappone alla pesantezza dei Settanta, dove l'evasione e il non-sense si sostituiscono all'impegno e alle ideologie. La cultura diventa usa e getta, si viaggia di più e si è convinti di essere moderni e cosmopoliti: in realtà si è un po' naif, provinciali che imitano lo yuppismo americano. E poi i giovani: una generazione educata a colpi di telefilm, di musica d'evasione, che non si ribella più ma, anzi, sembra perfettamente allineata al sistema. All'invasione britannica di dark e metallari, l'Italia risponde con il Paninaro nostrano, teenager che ha come obiettivo il benessere a tutti i costi. Chi è nato in quegli anni non ha fatto la guerra, non ha partecipato a scontri di piazza, non ha vissuto il terrorismo, né votato per il referendum sull'aborto. Ma ha dovuto ben presto scontrarsi con il falso mito della leggerezza...
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