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Il mondo cambia. È il luogo comune che assilla la scena del dibattito politico e intellettuale, secondo il quale le società occidentali starebbero implodendo, dismettendo le tradizioni e le ideologie storiche e ripudiando quelli che sono stati i grandi valori che hanno animato la storia recente. La diagnosi non è priva di fondamento, mentre la sua interpretazione risulta drammaticamente fuorviante. È necessario quindi osservare quei fenomeni che provocano e testimoniano la polverizzazione del sociale alla quale assistiamo; interpretare correttamente i movimenti di rivendicazione etnica, l’esplosione dei nuovi fanatismi religiosi e localistici, così come ogni vibrazione innescata dalle fusioni delle nuove tribù. Ciò conduce a prendere atto della saturazione del modello e delle forme politiche che hanno contraddistinto la parabola della modernità.
La trasfigurazione del politico, ponendo attenzione alle mutazioni e ai sussulti che marcano la postmodernità, dirige quindi l’analisi nel cuore del problema, evidenziando quanto le forme di socialità emergenti, con tutto l’accento che esse pongono sull’immaginario e sul desiderio dell’effimero, siano altrettante matrici di un nuovo ordine etico frammentato quanto solido nelle sue singole componenti. Un mondo di cui, nel bene e nel male, la democrazia non è più la matrice.
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