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Una Galizia di inizio secolo, il
Diciottesimo. Un processo durato 19
anni quello di Juan Manuel Varela. Una
parabola, la sua, divisa fra il legno dei
tavoli d’una taverna e quello dei tribunali.
Storia di freddo, fame, umido, storia
d’arenaria, paganesimo e violenza è
quella del Tuno, rampollo bene d’una
Galizia stretta e conservatrice. Storia di
chi si fa da sé fra la solitudine, il carcere,
le taverne e i monti. Eroe senza ideali
in un mondo asciutto di romanticismo.
Storia di chi non vuol fuggire e si fa un
posto nel sistema, di chi scala per sputare
da più in alto la sua rabbia a chi non
arriverà mai a comprenderlo. Di chi riuscì
persino a diventare giudice. Figlio
d’una terra in cui la paura è congenita e
la superstizione una prassi, arrivò dove
pareva impensabile per poi involarsi
come il più terribile, e meraviglioso, dei
miti di Galizia.
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